Origine e Sviluppo del Linguaggio - III Parte

Pubblicato in: Comunicazione

La Lingua viene Continuamente Ricreata dall'Uomo

Qualsiasi significante può essere associato ad un significato. È necessario però che gli uomini appartenenti a uno stesso gruppo facciano una convenzione per cui ad un determinato significato corrisponde un determinato significato. Questa regola deve essere rispettata anche se questo rispetto inteso in modo totale una lingua non cambierebbe mai: passerebbe da genitori a figli senza mutamenti o modifiche.
Ma questo non succede: l'uomo ha sempre bisogno di parole nuove e le crea in continuazione.

Al contrario può non avere più bisogno di parole vecchie e allora non le usa più. Il lampionaio era l'uomo che accendeva e spegneva i lampioni per le strade che funzionavano a gas. Oggi questo mestiere non esiste più grazie alla luce elettrica ed è sparita anche la parola. Sono così sparite le parole relative alla moda passata come crinolina, ghette. Cercare parole che oggi non si usano più è senz'altro interessante, possiamo trovarle con l'aiuto dei genitori e soprattutto dei nonni.
Una lingua non nasce e non muore come fanno gli esseri viventi per i quali i due eventi sono indicabili da date precise. Essa è un fenomeno sociale che accompagna la storia degli individui nel succedersi delle generazioni soggetto a continui cambiamenti, aderenti alle vicende di quegli individui e funzionali ai loro bisogni comunicativi.
"La nostra lingua – ha scritto Wittgenstein, uno dei maggiori studiosi di problemi linguistici, è come una vecchia città: un labirinto di viuzze e di larghi, di case vecchie e nuove, di palazzi ampliati in epoche diverse e intorno, la cintura di nuovi quartieri periferici, le strade rettilinee, regolari, i caseggiati tutti uguali." Nel centro antico di una città ci sono costruzioni che vengono ancora oggi utilizzate (con modifiche che le adattano alle esigenze moderne), nella lingua ci sono parole antichissime che ancora oggi sono usate sia pur con qualche modifica di forma e di significato.

La storia della lingua come la storia delle città conserva tracce interessanti della storia politica economica, culturale, religiosa degli uomini che l'hanno parlata.

Ogni giorno le scoperte scientifiche, e tecnologiche, i mezzi di comunicazione di massa creano parole nuove.
Con le recenti scoperte scientifiche sono nate:

  • nucleare,
  • astrofisica,
  • effetto serra,
  • aeroplano.

Sono nate con l'automazione e con i mass media:

  • gettonare,
  • telescrivente,
  • telequiz,
  • terminale.

Di alcune parole, legate ad una scoperta o ad una ideologia, si conosce l'anno di nascita:

  • fotografia è nata nel 1899;
  • cinematografo nel 1895;
  • televisione nel 1926;
  • supermercato, relax nel 1963.

Ma esistono altri mezzi per rinnovare una lingua.

Ma esistono altri mezzi per rinnovare una lingua. Una parola come gru è antichissima il suo significato si riferisce ancora oggi ad un certo tipo di uccelli. È una di quelle parole onomatopeiche perché imitano con i loro suoni il verso dell'animale. L'uomo ha trasferito G + R + U anche al significato di macchina per sollevare pesi per la somiglianza di forma tra uccello e macchina.

Le Parole si Possono Trasformare

Ci sono parole che derivano da altre parole e quindi non sono del tutto convenzionali ma motivate dall'esistenza della parola iniziale così come si evince dalle illustrazioni seguenti.

Origine e sviluppo del linguaggio parte III - 2
Origine e sviluppo del linguaggio parte III - 3
Origine e sviluppo del linguaggio parte III - 4

La Lingua e la sua Storia

Il Padrone della Lingua

Nel libro Alice allo specchio, prosecuzione di Alice nel paese delle meraviglie, Lewis Carroll racconta l'incontro di Alice con Coccobello, un curioso uovo parlante e parla con lui di argomenti linguistici.

Coccobello è convinto che le parole possano significare quello che ognuno di noi vuole che significhino. Alice prova a rispondere che è difficile che ognuno di noi possa dare alle parole significati diversi e Coccobello insiste che si tratta di vedere chi è il padrone della lingua: il padrone può veramente decidere non solo i significati da dare alle parole, ma anche le regole da assegnare alla lingua stessa.

Ovviamente il padrone della lingua non è una singola persona. Il vero padrone della lingua è il popolo che la parla e ancor di più è il paese o la comunità linguistica che si impone sulle altre perché più forte dal punto di vista economico, sociale e culturale.
La lingua del più forte è infatti considerata dal più debole come una lingua importante, da imparare al posto della propria. Per questa ragione in passato il latino prese a poco a poco il posto delle lingue parlate in Italia dai popoli che l'abitavano.
Oggigiorno l'inglese si comporta un po' come una volta si comportava il latino: tutti quanti sappiamo qualche parola di inglese e dove arriva l'inglese le altre lingue si ritirano.

Il riferimento al padrone della lingua è quindi d'obbligo ogni volta che si parla della lingua, della sua evoluzione, della sua storia.

Comunità e Comunità Linguistiche

Una comunità linguistica, che si riconosca nella stessa lingua, vive in uno spazio fisico popolato da persone che allacciano la loro rete di relazioni, stabili e occasionali, ed esercitano rapporti fatti di vincoli abituali come di incontri episodici con il prossimo (quando, per esempio, si fa la coda davanti a uno sportello o si conversa con i compagni di viaggio in uno scompartimento ferroviario).
La comunità locale, di cui si è partecipi personalmente, si inserisce entro una comunità più ampia alla quale si è legati da vincoli di appartenenza: affinità di sentire, prospettive di un futuro condiviso, memorie comuni, solidi interessi politici ed economici, e miti e concezioni immateriali talora non meno solide degli interessi concreti.

Il senso di appartenenza a una comunità dipende da una mescolanza variabile di interessi materiali e di elementi soggettivi ma condivisi. Le comunità possono avere un senso di identità forte o debole e questo senso di identità è ovviamente variabile nel tempo, non è immutabile, non è dato una volta per tutte, ma dipende da svariati elementi, non tutti prevedibili né controllabili.
Il modo più sbagliato di concepire una comunità consiste nel raffigurarsela come un sistema chiuso: non esistono razze pure e non esistono lingue pure, che cioè siano nate e si siano sviluppate all'interno di uno spazio estraneo a contatti e mescolanze con altre razze, altre lingue, altri spazi e altre reti di relazione. L'idea di una purezza etnica o linguistica ha una sua realtà esclusivamente come mito propagandistico, ampiamente utilizzato dai movimenti che agitano l'idea di una supposta purezza delle origini allo scopo di ridefinire una nuova identità.

La Lingua Dominante

Ieri come oggi i flussi migratori hanno fatto e fanno incontrare lingue diverse: dal contatto fra individui o gruppi nasce una situazione di bilinguismo, indispensabile per comunicare. Coloro che muovono verso l'Italia e gli altri paesi hanno ogni interesse ad apprendere la lingua del paese d'immigrazione; quanto e come ciò avvenga, e i modi di conservazione della cultura d'origine (e della cultura la lingua è parte essenziale), dipende dal senso d'identità degli individui, dalle loro culture d'origine, dal sistema vigente nel paese d'immigrazione. In poche parole, gli immigrati che arrivano in Italia si adeguano, gradualmente e in misura più o meno piena, all'italiano anche se fanno eccezione alcune comunità particolarmente chiuse.
La lingua del paese di immigrazione si caratterizza come dominante (perché di superiore prestigio culturale, o perché è parlata dalla comunità più numerosa o più forte sul piano economico o politico), l'altra o le altre si caratterizzano come dominate. Queste ultime non sono insegnate a scuola, e sopravvivono nell'ambito dei rapporti privati, nella famiglia o tra amici; perciò tendono a scomparire. Dunque, nella vicenda migratoria i nuovi arrivati accettano la lingua del paese d'arrivo: a meno che i nuovi arrivati non diventino essi stessi i padroni di casa.

Ciò è accaduto nell'epoca delle navigazioni transoceaniche e delle scoperte geografiche, nel tempo in cui le spedizioni partite dalla Spagna, dal Portogallo, dall'Inghilterra, dall'Olanda scoprivano popolazioni che, anche quando avevano una cultura raffinata (come gli Aztechi e i Maya del Messico, gli Inca del Perù o gli Ashanti del Ghana), si trovavano in condizioni di svantaggio, se non dal punto di vista del numero, certo per via della forza militare e della spregiudicatezza nell'uso della forza stessa. L'incontro, e lo scontro, avvenivano tra i portatori europei di una cultura più evoluta tecnicamente e popolazioni ignare delle armi, della scrittura, così come delle malattie portate dagli europei (è il caso degli Indiani d'America).
La posizione di forza degli europei si rifletteva sulla loro lingua; e questo è il motivo per cui l'America settentrionale è di lingua inglese (con una presenza consistente del francese in uno stato del Canada, il Québec), mentre dal Messico all'Argentina si parla spagnolo e, in Brasile, portoghese.
All'avventura delle scoperte è tutt'altro che estranea l'Italia con i suoi navigatori, a partire da Cristoforo Colombo; ma essa rimase estranea agli effetti politici e linguistici della scoperta del Nuovo Mondo, perché Colombo e gli altri navigatori italiani operavano per conto di stati stranieri: Colombo, genovese, trovò credito presso la monarchia spagnola, e in spagnolo sono gli scritti che ci restano di lui.

Non si Possono Arrestare le Lingue

Non è possibile arrestare intenzionalmente lo sviluppo di una lingua. Ogni lingua cambia e si evolve come vuole chi la usa indipendentemente dagli esempi e dagli intendimenti di scrittori e governi.
In Italia tra il 1922 e il 1941, spinto da un esagerato desiderio di eliminare tutto ciò che non fosse italiano, il governo fascista abolì il 'lei' che sembrava si origine straniera con il 'voi' e si decise che una serie di parole straniere adoperate come italiane fossero sostituite con parole italiane:

  • bar doveva essere sostituito con bettolino, o con quisibeve;
  • festival con festivale;
  • cognac con ratafià;
  • film con pellicola;
  • Touring club con consociazione turistica.

Queste parola scomparvero progressivamente perché il vero padrone della lingua è l'insieme delle persone che la parlano.

Come Parleremo Domani

Una vera e propria rivoluzione linguistica investe l'area lessicale. L'apertura delle frontiere linguistiche, gli scambi internazionali sempre più frequenti e veloci, le conquiste della scienza e della tecnica e il diffondersi dei mass media, l'uso dello slang e delle frasi idiomatiche stanno prepotentemente sconvolgendo il nostro vocabolario.

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La trattazione è collegata ai seguenti articoli:


Articolo pubblicato il: 7 Aprile 2020
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