Origine e Sviluppo del Linguaggio - I Parte

Pubblicato in: Comunicazione

Il linguaggio rappresenta la caratteristica specifica della razza umana in quanto è stata l'abilità che ha evidenziato il salto evolutivo degli esseri umani, completando l'acquisizione della stazione eretta e l'utilizzo del pollice opponibile.

Schema Origine e sviluppo del linguaggio

Linguaggio e Lingua

Come gli uccelli hanno le ali, l'essere umano possiede il linguaggio. Le ali forniscono agli uccelli la possibilità di muoversi nello spazio, il linguaggio fa sì che l'intelligenza e le passioni degli esseri umani costruiscano la realtà che li circonda costituendo la prima fonte di socializzazione. Il linguaggio è talmente importante che tante attività quotidiane diventerebbero se non impossibili, certamente molto difficoltose. Sarebbe più complicato chiedere qualcosa, comunicare un bisogno, condividere ricordi, aspettative, opinioni.
L'evoluzione del linguaggio, cioè della facoltà di produzione e percezione della lingua da parte dell'uomo, fu parallela a quella della specie umana.
La comprensione del linguaggio umano implica una particolare specializzazione del lobo frontale sinistro del cervello (l'area di Broca): è possibile che il linguaggio umano non potesse essere distinto dalla comunicazione animale finché non si verificò questa specializzazione fisiologica.
Si ritiene che già l'uomo di Neanderthal fosse in grado di produrre un linguaggio articolato: l'imporsi, 40.000 o 30.000 anni fa, di Homo Sapiens (che presenta organi vocali e forma del cranio molto più adatti al linguaggio) determinò un netto sviluppo della capacità linguistica.

Differenze tra Linguaggio e Lingua

  • La facoltà, o meglio le facoltà, del linguaggio sono proprie a tutti gli esseri umani dalla comparsa dell'homo sapiens in poi; tali facoltà hanno permesso lo sviluppo di un sistema di comunicazione verbale o non verbale. In quanto tale il linguaggio attinge a una dotazione biologica innata, appartenente al DNA umano, non derivante da sistemi comunicativi precedenti.
  • La lingua è la forma vera e propria per cui tale sistema di comunicazione viene adottato da una specifica comunità. Le lingue cambiano nel corso della storia. Sono gli eventi storici che, ne stimolano o ne ostacolano lo sviluppo, definendo confini non sempre chiari tra lingue diverse, Una lingua dunque non nasce e non muore come fanno gli esseri viventi per i quali i due eventi sono definiti da date precise.

Origine ed Evoluzione del Linguaggio

Prima di arrivare al linguaggio verbale, gli uomini usavano altri sistemi di comunicazione.

Linguaggio Mimico Gestuale

È stato la prima forma della "comunicazione" fra gli ominidi il cui ultimo rappresentante è l'Homo Sapiens da cui discendiamo. Inizialmente i gesti furono accidentali ma nel ripeterli per farsi capire diventarono mimici e comprensivi, poi espressivi, poi simbolici ed infine tecnici.
Questo linguaggio, ancora primitivo, si trametteva a vista, ma serviva benissimo per esprimersi e farsi capire. Inizialmente lo si usò per indicare cose, azioni, pericoli, successivamente l'espressività dei gesti - soprattutto quelli della faccia furono in grado di esprimere anche pensieri e sentimenti.
I primi gesti furono semplici, i successivi utilizzarono la combinazione di due gesti distinti, poi si giunse a quelli composti, che sono più gesti indipendenti ma che in sequenza possono formare una frase e perfino un intero discorso.
La comunicazione non verbale, da sola, non tuttavia è in grado di dare origine alla cultura ovvero la capacità di costruire e usare strumenti, di provvedere al nutrimento, di socializzare.
È la parola che consente alla cultura di nascere. La parola, infatti, è capace di manifestare idee, concetti e significati di qualsiasi genere. Permette di esprimere ad altri i simboli che ciascun individuo elabora nella propria mente. Di conseguenza, si può dire che la nascita della cultura coincise con la nascita della capacità simbolica degli esseri umani grazie al linguaggio.

Linguaggio Grafico Pittorico

Le immagini della scrittura pittografica, che potevano essere comprese da chiunque, preannunciano lo sviluppo del linguaggio. La differenza tra le lingue e le rappresentazioni grafiche è che quest'ultime sono basate su un "linguaggio" universale: l'immagine di un animale infatti è comprensibile a tutti.
La capacità di produrre parole per comunicare si sviluppò dalla capacità di trasformare le immagini, e quindi i simboli, in parole.
I pittogrammi erano in grado di trasmettere solo concetti elementari come l'uccisione di una preda, quanti cacciatori avevano partecipato alla spedizione o quali animali erano stati catturati. Ma non si poteva dedurre quanto tempo avevano atteso i cacciatori prima dell'agguato o a quale distanza si trovava la caverna dal territorio di caccia.
L'homo sapiens nel periodo definito del Paleolitico Superiore cominciò a realizzare i primi pittogrammi all'interno delle grotte in cui abitava. L'ubicazione di queste pitture spesso in parti molto interne delle caverne, nascoste e difficilmente accessibili, esclude qualunque intento decorativo. Nessuno si sarebbe spinto nella misteriosa profondità della terra, solo per decorare un luogo che non era destinato ad essere visto e ammirato.
L'arte rupestre presumibilmente ha avuto uno scopo utilitaristico e nelle caverne si sarebbero svolte pratiche magico-rituali volte ad assicurare il successo nella caccia e la fecondità degli animali.
Questi riti includevano la raffigurazione degli animali sulle pareti delle grotte. Ma questa magia non aveva nulla in comune con quello che noi intendiamo per religione, nel senso di credenza in potenze ultraterrene. Le immagini facevano parte dell'apparato di questa magia, perché esse erano insieme rappresentazione e cosa rappresentata. Nell'immagine da lui dipinta il cacciatore paleolitico aveva la convinzione di possedere la cosa stessa; credeva, riproducendolo, di acquistare un potere sull'oggetto. La rappresentazione era l'anticipazione dell'evento.
L'arte parietale va intesa come rito propiziatorio delle pratiche venatorie: per quei cacciatori primitivi, una volta fissata l'immagine della preda, questa sarebbe dovuta soccombere al loro potere.

Altamira e Lascaux: Patrimonio dell'Umanità

La Grotta di Altamira, in Spagna e quelle di Lascaux in Francia sono famosissimi esempi di arte rupestre.

La Grotta di Altamira

La grotta di Altamira fu scoperta per caso nel 1868, ma solo dieci anni più tardi una bambina di nove anni, la figlia di un archeologo dilettante, don Marcelino Sanz de Sautula, entrata con il padre nella grotta, alla luce delle lampade al carburo si accorse delle grandi figure di ocra rossa raffiguranti animali che ricoprivano tutta la volta di quella che è oggi conosciuta come la sala dei bisonti.

Le Grotte di Lascaux

Le grotte di Lascaux furono scoperte nel settembre 1940 da quattro ragazzi francesi che durante una escursione vicino al villaggio di Martignac, nel nord ovest della Francia scoprirono una galleria e decisero di entrare senza immaginare di trovarsi davanti a quella che fu definita La Cappella Sistina del Paleolitico.

I soggetti delle pitture rupestri sono uomini ma soprattutto animali: fonte di sostentamento e sopravvivenza. Troviamo: bisonti, cervi, renne, cavalli, pachidermi. Spesso su queste figure si trovano segni di colpi effettuati sulla roccia o disegni di frecce e mutilazioni. Sembra che si tratti di uccisioni simboliche all'interno di qualche rito per propiziarsi la buona riuscita della caccia. Si ritiene che la attraverso la rappresentazione o l'uccisione in effigie, gli uomini del Paleolitico ritenevano di poter catturare lo spirito dell'animale, prima ancora di effettuare la caccia vera e propria. I colpi e le frecce, che corrispondono sempre ai punti più vulnerabili dell'animale, avevano probabilmente lo scopo di insegnare ai più giovani dove colpire, poiché un animale ferito è piuttosto pericoloso.

La pittura veniva fatta direttamente sulla roccia, sfruttandone le irregolarità, le sporgenze, le cavità. I colori: rosso, ocra bruno nero erano i ricavati da minerali e vegetali presenti nell'ambiente: ossidi di ferro e manganese per l'ocra e il giallo. Il nero si otteneva con il carbone e fuliggine, il bianco con terre argillose. Potevano essere usati a secco, strofinati direttamente sulle rocce, come i disegni a carboncino o gessetto, o liquidi, mescolati con acqua. Erano applicati con le dita o con pennelli fatti con piume, bastoncini appuntiti Altre tecniche già usate erano quella della tamponatura e dello spruzzo mediante cannucce

Articoli e Risorse Correlati

La trattazione è collegata ai seguenti articoli:


Articolo pubblicato il: 28 Marzo 2020
Freccia per tornare su